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09 Set 2010 - 22.23
GMG 2011 Partiamo tra...
Taizé

Preghiera semplice di Taizé

"Taizé: due sillabe brevissime, quasi brusche, che schioccano senza attardarsi. Come una punteggiatura sonora. Un nome per condensare l’essenziale, per racchiudere l’indicibile. Taizé per far silenzio dentro di sé, e Taizé per dirsi qualcosa. Taizé per venirci, in migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia, da quasi due terzi di secolo. Taizé per ripartire, carichi di invisibile. Taizé per le generazioni. Lontano da Taizé resta sempre un po’ di Taizé in coloro che vi sono passati. Momenti di luce; silenzi di cui non ci si credeva capaci; tracce di amicizie anonime; sguardi che sembrerebbero quasi troppo luminosi per essere umani; innumerevoli volti, spesso giovanili; rimorsi, anche, di aver tanto e così spesso trascurato il senso della vita. Tracce di altre persone e di se stessi. Abbiamo tutti un po’ di Taizé in fondo al cuore. Abbiamo tutti, nei registri tortuosi della memoria, delle tappe fatte a Taizé, in date diverse, che si accavallano nel ricordo. Strade sinuose della Borgogna bella, luce dorata delle colline a fine estate quando la natura brama le piogge che tardano ad arrivare, case in pietra che parrebbero stabilite qui da tutta l’eternità, campane che, lungi dal rompere il silenzio, lo sottolineano senza calcare la mano. Accoglienza, funzioni, canti noti e riconosciuti, icone, pace colorata della chiesa della Riconciliazione.

Chiunque sia passato un giorno da Taizé si è ripromesso di tornarci. E, pur dicendolo e trascurando di farlo, sa, senza dimenticarlo mai, che Taizé esiste, che Taizé è là, lontano dalle grandi furie del tempo, disponibile, come se fosse di turno sulla terra. Lanterna perpetua sull’oceano di un’umanità agitata, disturbata. Veglia nella notte delle attualità e delle tragedie collettive o personali. Lo stress, le ambizioni, i litigi futili, le battaglie per questo o quello, gli assilli del denaro e del potere, i rischi del sentimento, la vacuità delle mode e delle sciocchezze “chiacchierate” nei mass media: tutto ciò che si gioca lontano da Taizé, tutto ciò che rumoreggia e fa scalpore lontano da questa collina divenuta sacra, qui s’annulla. Riconciliazione? Sì, ma innanzi tutto riconciliazione con se stessi. Almeno con quella parte di sé che al momento giusto, quando le burrasche minacciano la vita, ti dice: basta, c’è bisogno di un po’ di silenzio, ascolta ciò che ti parla nel silenzio. Ascolta chi ti parla."

Con queste parole Bruno Frappat, su «La Croix», sabato 27 agosto 2005 ha spiegato perfettamente che cosa è Taizé. Il sito ufficiale della Comunità riporta tantissime informazioni e permette di comprendere ancora meglio le origini e la storia di Taizé.

Migliaia di Giovani sono accolti a Taizè, ma la Comunità dei Monaci ha sempre rifiutato di creare un "movimento" invitandoli piuttosto ad impegnarsi là dove vivono.

E' proprio seguendo questo invito di Taizé, non esiste a Lucca un gruppo cittadino di Taizé. Esistono invece dei giovani, degli adulti e delle famiglie che si incontrano semplicemente una volta al mese per pregare secondo lo stile delle tre preghiere quotidiane che ritmano la vita della comunità di Taizé.

E' a condividere questa esperienza di preghiera che anche tu sei invitato!!!


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Poznan 2010: Un Incontro con Lui e con gli altri

Per me è stata la prima esperienza ad un capodanno Taizé, ho deciso di partire un po' all'ultimo secondo, senza sapere bene cosa mi aspettasse, ma a volte tuffarsi senza riflettere troppo fa un gran bene!!!

     Se dovessi sintetizzare tutto quello che ho vissuto in una parola, direi "incontro", con gli altri con Lui che passava sì nel silenzio della preghiera, ma anche nelle mille mila ore di autobus che ci hanno portato in terra polacca, nelle colazioni a base delle cose più strane, nei pranzi e cene seduti per terra, nelle famiglie che c'hanno accolto come amici che non vedevano da tempo, desiderose di conoscere le nostre storie, il nostro paese, la nostra cultura, nelle chiaccherate, nelle risate, nei volti che magari incontravi solo per un attimo, nei momenti di condivisione in gruppo la mattina, in cui nonostante il mio inglese zoppicante riuscivamo a capirci benissimo, nella festa, nei balli, nei canti in un polacco direi parecchio difficile da pronunciare. 

     A volte è necessario mettersi in cammino per "fermarsi" essere in 3000 nella stessa stanza per "fare silenzio dentro" e per capire che non siamo soli e che il Signore ci cammina accanto. Poi però, bisogna "scendere dal monte" e tornare a casa, dove forse ci sono meno  esperienze fort.

     Allora questo 2010 auguro a tutti di fare come fecero i Re Magi che tornarono, "per un'altra strada", per la strada della fiducia e dell'entusiasmo e dell'apertura vissuta in quei giorni, per portarlo nel cuore e agli altri, per non dimenticare mai che il Signore ci è sempre vicino nella vita di tutti i giorni...nelle piccole e grandi avventure quotidiane.

Testimonianza di Chiara del Prete

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